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Salute dalla A alla Z

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Trombina

Enzima del plasma denominato anche fibrogenasi o trombasi, che durante coagulazione catalizza la conversione del fibrinogeno in fibrina, contribuendo alla formazione del coagulo in presenza di emorragie.

Trombo

Grumo di sangue coagulato costituito principalmente da piastrine e dalla proteina fibrina. La sua formazione può essere facilitata da alterazioni della parete dei vasi sanguigni, da un rallentamento della velocità di flusso del sangue, da modificazioni di alcune componenti del sangue stesso (piastrine, ma anche enzimi della cascata di coagulazione, eccetera). Quando si stacca e, attraverso il circolo, migra in un altro vaso, occludendolo, prende il nome di embolo.

Tromboarteriectomia

Intervento chirurgico eseguito al fine di asportare la placca aterosclerotica che, ostruendo un vaso arterioso (in genere arterie carotidi, iliache o femorali), predispone a fenomeni tromboembolici. Il vaso colpito viene dapprima isolato, quindi inciso nel senso della lunghezza per consentire la dissezione della placca e della parete alla quale aderisce.

Trombocitemia essenziale

Malattia da causa ignota in cui si riscontra un aumento del numero delle piastrine, che possono raggiungere valori elevatissimi (1-2 milioni per millimetro cubico di sangue, mentre in condizioni normali sono meno di 500.000 per millimetro cubico). Rientra nel quadro delle sindromi mieloproliferative, caratterizzate da aumento delle cellule giganti (megacariociti) prodotte dal midollo osseo. Anche se può rimanere a lungo asintomatica, spesso l'eccessiva tendenza del sangue alla coagulazione predispone a trombosi vascolari multiple con i sintomi tipici dell'occlusione venosa o arteriosa e nel 50% dei casi provoca emorragie a carico di cute e mucose.

Trombocitopenia

Diminuzione del numero delle piastrine circolanti al di sotto di un determinato valore soglia, che nell'uomo si aggira intorno ai 140.000-500.000 elementi per millimetro cubico di sangue. Può essere ricondotta a scarsa produzione legata ad affezioni a carico del midollo (arresto dello sviluppo, fibrosi, neoplasie, effetti di farmaci o sostanze tossiche), ad aumentata cattura di piastrine nella milza in conseguenza di epatopatie o tumori oppure ad accelerata distruzione degli elementi circolanti che si verifica in vari quadri patologici (vasculiti, coagulazione intravasale disseminata, porpora trombocitopenica idiopatica). Anche alcuni farmaci sono in grado di indurre trombocitopenia. Segni e sintomi caratteristici sono tendenza al sanguinamento, comparsa di ecchimosi, emorragie gastrointestinali o uterine.

Tromboembolia

Ostruzione di un vaso sanguigno da parte di un coagulo di calibro maggiore, distaccatosi da una lesione trombotica le sedi più spesso colpite da questo fenomeno sono quelle in cui il rallentamento della circolazione ematica determina un maggior rischio di aggregazione piastrinica. Fattori predisponenti sono quindi flebite, trombosi venosa profonda e presenza di protesi valvolari cardiache.

Trombofilia

Predisposizione individuale a sviluppare trombi o emboli a livello venoso o arterioso, condizione che aumenta il rischio di eventi come trombosi venosa profonda degli arti inferiori e tromboflebiti dei vasi superficiali. La trombosi arteriosa è inoltre alla base di gravi patologie come l'infarto miocardico, l'ictus e le arteriopatie degli arti inferiori.

Tromboflebite

Trombosi associata a un processo infiammatorio acuto a carico della parete della vena colpita. Nella maggior parte dei casi è una complicanza delle varici localizzate agli arti inferiori, sebbene esistano anche tromboflebiti di origine traumatica. Le lesioni flogistiche della parete venosa precedono sempre la formazione del coagulo intravasale, che ostruisce la vena in tutto o in parte. Quest'ultima è dolente e apprezzabile alla palpazione come un cordone indurito nella sede della lesione si ha inoltre aumento della temperatura accompagnato da edema e arrossamento. Quando il processo tromboflebitico è a carico di vene profonde ci si avvale dell'ecografia Doppler per effettuare la diagnosi. Le forme più limitate e superficiali traggono beneficio dalla somministrazione di farmaci antinfiammatori, mentre in caso di interessamento di vene profonde si ricorre a trattamento con eparina e anticoagulanti orali.

Trombolitici

Farmaci che promuovono la dissoluzione di un trombo stimolando la produzione nel sangue di una proteina, detta plasmina, in grado di attaccare e distruggere i coaguli di fibrina per questa loro proprietà fibrinolitica trovano impiego nell'infarto miocardico e nelle patologie tromboemboliche. Rientrano in questa categoria farmacologica la streptochinasi, l'urochinasi e l'attivatore tissutale del plasminogeno, spesso somministrati in associazione con antiaggreganti piastrinici come l'acido acetilsalicilico.

Trombosi

Processo di coagulazione anomala del sangue all'interno dei vasi sanguigni, dove circola normalmente allo stato fluido. Nei vasi o nelle cavità del cuore si formano cioè dei trombi (piccoli coaguli) che possono ostacolare in modo parziale o completo il flusso di sangue. Nei casi più gravi, questo può determinare infarto o gangrena dell’organo colpito. Nelle arterie la trombosi si verifica in genere in seguito a lesioni arteriosclerotiche, nelle vene a seguito di processi infiammatori della parete dei vasi stessi.

Trombosi cerebrale

Ostruzione completa di un'arteria cerebrale da parte di un trombo distaccatosi da una placca arterosclerotica lesionata rappresenta la causa più frequente di ictus cerebrale. Fattori che aumentano il rischio di questo evento sono patologie di tipo ischemico a carico delle arterie, diabete, ipertensione arteriosa e ipercolesterolemia, ma anche fumo di sigaretta, obesità, stile di vita sedentario e stress. Anche coloro che hanno avuto un familiare colpito da ictus in età relativamente giovane (al di sotto dei sessant'anni) hanno maggiori probabilità di andare incontro a un simile evento.

Trombosi coronarica

Ostruzione completa di un'arteria coronaria in seguito al distacco di un trombo da una placca aterosclerotica formatasi in questa sede la rottura di tale placca è molto spesso causa di cardiopatia ischemica e infarto miocardico acuto, anche se altrettanto importante è probabilmente la compresenza di fenomeni infiammatori a carico di tutto il sistema coronarico, riconducibili a fattori immunitari, infettivi o tossici.

Trombosi del seno cavernoso

Tromboflebite delle vene situate nella parte posteriore dell'orbita, dietro al bulbo oculare. è in genere infettiva e i sintomi sono protrusione, paralisi e arrossamento del bulbo oculare, edema della palpebra, dolore intenso, febbre e cefalea, perdita del campo visivo. è una condizione molto grave che può diffondersi alle meningi e al cervello e insorge spesso come complicazione di una sinusite etmoidale o sfenoidale.

Trombosi venosa profonda

Coagulazione anomala del sangue all'interno delle vene profonde, in particolare di quelle degli arti inferiori. Tra i soggetti a rischio di sviluppare questa patologia vi sono donne in gravidanza o che fanno uso di contraccettivi orali e individui affetti da scompenso cardiaco o da ictus, in quanto queste condizioni influiscono sui meccanismi di coagulazione del sangue. La malattia può essere asintomatica oppure manifestarsi con indolenzimento, dolore, gonfiore e, nei casi più gravi, con ulcerazioni. Il trattamento prevede la somministrazione di farmaci in grado di sciogliere i coaguli (trombolitici), mentre in soggetti a grave rischio si può attuare una cura preventiva a base di anticoagulanti.

Trombossani

Composti prodotti dalle piastrine e sintetizzati dall'acido arachidonico, simili per struttura alle prostaglandine da cui derivano oltre a promuovere l'aggregazione piastrinica per far fronte a lesioni dell'endotelio dei vasi sanguigni, stimolano la contrazione dei muscoli lisci.

Trombotest

Tecnica diagnostica utile a stabilire i tempi di coagulazione del sangue in base alla percentuale di protrombina presente.

Tronco encefalico

Parte centrale del sistema nervoso, adiacente al diencefalo, cervelletto e la lamina quadrigemina e che rappresenta la regione da cui traggono origine le strutture del cosiddetto asse cerebrale, che proseguono all'interno della colonna vertebrale. Il tronco encefalico è formato dal bulbo (o midollo allungato) dal ponte di Varolio e dal mesencefalo. Tra il ponte di Varolio e il bulbo si trova interposto il quarto ventricolo, una cavità appiattita in cui si raccoglie il liquido cefalorachidiano (liquor) prodotto dai plessi corioidei. Il tronco encefalico, collegato alla periferia mediante dieci paia di nervi encefalici, è attraversato da fasci di sostanza bianca che funge da connessione, in quanto è disseminata di nuclei sinaptici. Inoltre la maggior parte di tali grossi fasci si incrocia con altre fibre, fenomeno che non trova riscontro nel midollo spinale. Ulteriore caratteristica distintiva di questa porzione cerebrale è rappresentata dalla dislocazione e dalla morfologia più varie assunte qui dalla sostanza grigia, che anziché presentare la forma ad H riscontrabile nel midollo spinale, si organizza in nuclei denominati nuclei propri del tronco encefalico ciascun nervo del tronco encefalico è dotato di un proprio nucleo, separato dai nuclei degli altri nervi da fasci di sostanza bianca. Tali formazioni si concentrano nella parte dorsale del tronco encefalico, mentre in quella ventrale prevale la sostanza bianca.

Trypanosoma brucei

Protozoo diffuso in Africa in grado di parassitare il sangue e la linfa di animali domestici e selvatici come antilopi, gazzelle e scimmie provocando gravi e diffuse infezioni. Provvisto di nucleo centrale e flagello, è indistinguibile dal T. rhodensiense e dal T. gambiense, gli agenti causali della tripanosomiasi umana o ""malattia del sonno"".

Trypanosoma cruzi

Protozoo flagellato dell'ordine Protomastigida, che provoca la tripanosomiasi americana o malattia di Chagas nell'uomo e in molti mammiferi. Differisce dagli altri tripanosomi in quanto si moltiplica solo per via intracellulare mentre è incapace di diffondersi a livello extracellulare in un ospite vertebrato. La trasmissione avviene per contatto con feci infette espulse al momento del morso da scarafaggi ematofagi appartenenti ai generi Triatoma, Panstrongylus, Rhodnius.

TSH

Acronimo di Thyroid Stimulating Hormone, ormone tireotropo (o tireotropina), prodotto dall'ipofisi dietro stimolo dell'ipotalamo. Di natura proteica, stimola la tiroide a produrre gli ormoni triiodotironina e tetraiodotironina (tiroxina), che accelerano il metabolismo cellulare. Viene metabolizzato soprattutto nel rene e nel fegato.