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Salute dalla A alla Z

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Tenosinovite

Infiammazione di un tendine e della guaina sierosa che lo avvolge, detta anche tenovaginite. Si manifesta con tumefazione locale, dolore e limitazione funzionale più o meno spiccata, conseguente a stenosi della guaina o a comparsa di aderenze con i tessuti molli limitrofi. Le cause sono da ricercare in fenomeni flogistici (per esempio reumatismo articolare acuto), traumi sportivi o eccessiva sollecitazione della parte (per esempio la mano nei pianisti, nelle dattilografe e nelle sarte). Tra le forme acute, comune è la tenosinovite di De Quervain a carico del polso, mentre di raro riscontro risulta la forma gonococcica, dovuta alla disseminazione del microrganismo nelle articolazioni. Nelle donne di età superiore ai 40 anni i muscoli più colpiti sono quelli flessori ed estensori della mano, per cause reumatiche o per l'insorgenza della sindrome del tunnel carpale.

Tenotomia

Recisione di un tendine effettuata allo scopo di allungarlo o accorciarlo, oppure anche di annullare la trazione del relativo muscolo sulla rispettiva inserzione ossea tale manovra di chirurgia ortopedica è indicata in presenza di affezioni a carico di un muscolo che privino l'articolazione corrispondente della sua normale funzionalità. Tra i capi tendinei che possono essere sezionati a scopo terapeutico vi sono quelli del muscolo sternocleidomastoideo nel torcicollo congenito, quelli dei muscoli adduttori della faringe in caso di ridotta mobilità delle corde vocali, il tendine d'Achille nei pazienti con piede torto congenito. Molto praticato è anche l'accorciamento dei muscoli oculari estrinseci per la correzione dello strabismo.

TENS

Acronimo dell'inglese Transcutaneous electrical nerve stimulation, stimolazione elettrica nervosa transcutanea. Terapia fisica non invasiva che si avvale di un elettrostimolatore appoggiato alla cute per attenuare il dolore acuto o cronico. Lo strumento emette una rapidissima sequenza di onde elettriche, che vengono percepite dal soggetto come un lieve formicolio nella parte interessata, e che dopo appena 15 minuti di trattamento apportano sollievo in vari modi: inibendo la trasmissione dell'impulso doloroso verso l'alto, promuovendo il rilascio di endorfina a livello locale e quindi anche attenuando la contrattura delle fibre muscolari. Tale effetto analgesico è però transitorio in quanto si esaurisce nel giro di 2-3 ore. Oltre a essere particolarmente utile in traumatologia sportiva e nella cura delle mialgie imputabili a infiammazioni dell'apparato osteoarticolare, questa tecnica trova impiego anche nei casi di distrofia muscolare.

Terapia del dolore

La terapia del dolore può essere farmacologica, chirurgica o fisioterapica. Il dolore si può sopprimere per mezzo di farmaci che agiscono sul sistema nervoso influendo sui meccanismi percettivi e sulle risposte emotive al dolore, come nel caso dei narcotici. Può essere trattato anche interferendo sul metabolismo di sostanze periferiche come chinine e prostaglandine. Esistono infine farmaci che pur non essendo analgesici agiscono sul dolore in modo indiretto (per esempio, gli antidepressivi). La terapia chirurgica del dolore consiste nel blocco nervoso mediante anestetici locali (infiltrazione, blocco nervoso) o nella soppressione chirurgica del dolore intrattabile (utilizzata in certi dolori neoplastici o in certe nevralgie, per esempio la nevralgia del trigemino). Infine, sono disponibili diverse tecniche (elettroterapia come la TENS, terapia con ultrasuoni ecc.) di pertinenza fisioterapica che vengono usate nei dolori osteomuscolari e reumatici.

Terapia desensibilizzante

Procedura terapeutica attivata nei confronti di alcune allergie, che prevede la somministrazione dell'antigene responsabile della reazione allergica in dosi dapprima piccole e poi sempre maggiori, fino a quando il sistema immunitario non si ""abitua"" alla presenza di tale sostanza.

Terapia genica

Terapia per la cura di determinate patologie (malattie ereditarie, ma anche tumori) attraverso la sostituzione del materiale genetico difettoso con una versione sana dello stesso. Si tratta di una tecnologia ancora in fase di studio e sperimentazione, per la quale esistono oggi pochi esempi di successo clinico.

Terapia intensiva

Insieme di misure terapeutiche messe in atto su soggetti con funzioni vitali gravemente compromesse o a rischio di scompenso a causa di malattie o eventi traumatici. In genere tali interventi sono affidati a personale altamente specializzato, operante in appositi reparti ospedalieri (Unità di terapia intensiva) dotati di apparecchiature per la rianimazione e il controllo continuo dei parametri vitali (respirazione, circolazione del sangue, stato di coscienza, metabolismo). Varie sono le circostanze in cui può rendersi necessario il ricovero in simili unità, in particolare affezioni croniche debilitanti, malattie acute gravi, traumi, avvelenamenti, esiti di interventi chirurgici complessi. I trattamenti prevedono supporti alla ventilazione polmonare (intubazione, respiratore automatico) e interventi a sostegno dell'attività cardiaca, come defibrillazione elettrica o impianto di pacemaker. Nella maggior parte dei casi si rende necessario anche il controllo continuo del battito cardiaco, della pressione arteriosa e venosa, della diuresi, della ventilazione, dello stato di coscienza, dei principali valori di varie sostanze presenti nel sangue rientrano nelle misure di terapia intensiva anche la nutrizione e l'idratazione del paziente, il controllo del dolore, la prevenzione delle complicanze infettive e delle piaghe da decubito.

Terapia ormonale sostitutiva

Trattamento basato sulla somministrazione di ormoni sessuali femminili all'inizio della menopausa, per ovviare all'insorgenza dei tipici problemi di questo periodo e legati alla carenza degli estrogeni, per esempio disturbi dell'equilibrio emotivo, secchezza della vulva e della vagina e le cosiddette ""vampate"" di calore. è conosciuto anche con la sigla HRT, dall'inglese Hormone Replacement Therapy e si propone alcuni principali obiettivi. Tali farmaci sono fortemente consigliati in caso di menopausa precoce, naturale o successiva a un intervento chirurgico che comporti l'asportazione delle ovaie in età giovanile, mentre è facoltativa o addirittura non necessaria in età più avanzata. La valutazione spetta al medico, con il quale vanno discussi sia i benefici sia gli eventuali problemi che potrebbero insorgere. Esistono due modalità principali di terapia ormonale sostitutiva. I soggetti con apparato genitale integro possono assumere una combinazione di estrogeni e progestinici: questi ultimi provocano la ricomparsa del flusso mestruale e ostacolano l'insorgenza di problemi a carico dell'utero. Per le donne che hanno subito l'asportazione dell'utero invece i progestinici non sono necessari. Gli estrogeni possono essere somministrati per bocca o mediante cerotti, in genere al dosaggio più basso possibile l'eventuale aggiunta di progestinici viene solitamente effettuata mediante compresse assunte ciclicamente per una decina di giorni al mese. Esistono diversi schemi di trattamento ed è compito del medico indirizzare la paziente verso quello migliore. La terapia ormonale sostitutiva è controindicata in presenza di carcinoma della mammella, gravi problemi di tipo trombotico o di malattie del fegato. La donna deve inoltre effettuare con regolarità sia controlli generali sia esami di tipo preventivo quali la mammografia: il trattamento infatti, specie se protratto a lungo, può comportare un modesto aumento del rischio di carcinoma.

Terapia palliativa

Insieme di misure terapeutiche poste in atto da parte del medico e del personale infermieristico per alleviare il dolore o altri sintomi (nausea, problemi dell'alimentazione) nei casi in cui non sia possibile ottenere la guarigione di una malattia. Lo scopo della terapia palliativa è quindi assicurare al paziente la migliore qualità di vita compatibile con il suo stato, permettendogli di rimanere nel proprio ambiente abituale a contatto con i familiari, assicurandogli un'adeguata nutrizione e idratazione ed evitando ogni intervento terapeutico che non sia finalizzato a ridurre la sofferenza.

Terapia reidratante

Metodica terapeutica consistente nel somministrare acqua oppure soluzioni saline per via orale, enterica (mediante sondino) o per infusione endovenosa (fleboclisi) allo scopo di compensare una carenza di liquidi, qualunque ne sia la causa: mancato apporto, coma diabetico, emorragia acuta, diarrea e vomito profusi, febbre ecc. Per stabilire la dose da somministrare è necessario calcolare l'entità della perdita con formule apposite, tenendo conto di parametri come pressione, frequenza cardiaca, peso corporeo e diuresi. Quanto più veloce è stata la disidratazione, tanto maggiore risulta la reintegrazione, che comunque nelle prime 6-12 ore deve ricostituire almeno il 50% del volume di liquidi perduti.

Terapia respiratoria

Insieme di tecniche terapeutiche che mirano a migliorare la capacità respiratoria del paziente, colpito da patologie di tipo ostruttivo quali l'asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, l'enfisema polmonare o la pneumoconiosi. è utile anche quando la difficoltà respiratoria (dispnea) è secondaria a malattie neurologiche o gravi cardiopatie. La terapia si basa sulla somministrazione di cortisonici e broncodilatatori, ma soprattutto su procedure riabilitative (fisioterapia e ginnastica respiratoria) volte a rieducare il paziente a una corretta ed efficace ventilazione. Questo risultato si ottiene anche con l'ossigenoterapia e con tecniche di drenaggio posturale, utili per favorire l'espulsione del catarro.

Teratogeno

Agente fisico o chimico in grado di causare anomalie dello sviluppo nell'embrione, nel feto o nel neonato. Fanno parte degli agenti fisici le radiazioni ionizzanti, mentre tra le sostanze chimiche i principali teratogeni sono farmaci o sostanze diffuse nell'ambiente per fenomeni di inquinamento (insetticidi, pesticidi, alcuni fenoli, metalli quali piombo, arsenico, mercurio e cadmio, solventi industriali). Se il danno insorge durante la vita intrauterina si possono configurare varie situazioni patologiche, dall'aborto spontaneo fino alla nascita di un bambino con malformazioni più o meno gravi.

Teratoma

Tumore formato da tessuti di vario tipo (cartilagini, ossa, fibre muscolari, cellule epiteliali) irregolarmente mescolati ma comunque estranei al contesto in cui il tumore stesso si forma. Anche se le cause precise rimangono tuttora ignote, si ritiene che i teratomi abbiano origine da cellule immature le quali, in una fase molto precoce della vita embrionale, si sviluppano in sedi diverse da quelle cui sono destinate. Testicolo e ovaie sono gli organi più spesso interessati dal fenomeno, ma anche la regione sacrale, il mediastino e la base del cranio possono essere colpiti. I teratomi benigni si presentano come cisti dalla parete sottile, localizzate perlopiù alle ovaie e composte da tessuti ben differenziati, come pelle e annessi cutanei, abbozzi di denti, frammenti di cartilagine o osso. Nella maggior parte dei casi le forme maligne, costituite da tessuti embrionali, sono invece a carico dei testicoli. La terapia si basa sull'asportazione chirurgica del tumore.

Termoestesia

Sensibilità termica, ovvero capacità di percepire il caldo e il freddo in seguito alla stimolazione di microscopiche terminazioni nervose presenti nella cute, nel tessuto sottocutaneo e nei muscoli (i cosiddetti corpuscoli di Pacini, Ruffini e Krause).

Termografia

Procedura di diagnostica per immagini che fornisce una mappa delle temperature rilevate da speciali apparecchiature sulla superficie corporea, mettendo in luce eventuali variazioni rispetto alla norma. L’immagine viene visualizzata su uno schermo a cristalli liquidi oppure su pellicole fotografiche sensibili alle radiazioni infrarosse, in una gamma cromatica variabile dal rosso intenso (maggiore calore) al blu scuro (assenza di calore). Tale tecnica, oggi accantonata per la sua scarsa accuratezza, in passato veniva utilizzata per rilevare processi patologici non molto profondi, come tumori della mammella, condizioni di ipertiroidismo e infiammazioni locali, in corrispondenza dei quali una più spiccata attività metabolica determinava un aumento di calore, laddove le semplici cisti e i lipomi apparivano ""freddi"". Al suo posto attualmente si preferisce utilizzare l’ecografia, la TAC, la risonanza magnetica o la scintigrafia.

Termoregolazione

Complesso dei meccanismi fisiologici che permettono ai vertebrati superiori (uccelli e mammiferi) di mantenere costante la temperatura corporea nonostante le variazioni termiche ambientali. La temperatura corporea interna, che nell'uomo sano oscilla intorno ai 37 °C, dipende dall'equilibrio che si crea tra il calore prodotto dalle reazioni metaboliche e quello disperso attraverso la pelle, il sudore, il respiro. Il centro da cui tale regolazione dipende è costituito da un gruppo di cellule nervose situate nell'ipotalamo, che oltre a rilevare la temperatura del sangue, ricevono stimoli termici dalle parti periferiche del corpo mediante appositi recettori. L'organismo è in grado di far fronte alle variazioni ambientali ponendo in atto meccanismi protettivi: l'esposizione al freddo fa sì che il centro situato nell'ipotalamo attivi il sistema nervoso simpatico, determinando aumento del tono muscolare, comparsa di brividi e accelerazione del metabolismo. Al contrario il calore ambientale eccessivo induce rilasciamento muscolare, rallentamento del metabolismo e dispersione del calore corporeo tramite la sudorazione.

Termoterapia

Metodo terapeutico che sfrutta gli effetti benefici del calore applicato localmente, in particolare le sue proprietà analgesiche e la sua capacità di indurre vasocostrizione, stimolare la circolazione, aumentare il metabolismo e l’attività secretoria delle ghiandole. La termoterapia, le cui origini sono molto antiche, si avvale dell’applicazione di calore umido (impacchi, fanghi, bagni e vapori termali) o secco (termofori, borse piene d’acqua, forni Bier, sabbiature). In fisioterapia, inoltre, si sfruttano particolari apparecchiature che, tramite l’emissione di ultrasuoni, onde radar e microonde, inducono riscaldamento all’interno dei tessuti. Tra le condizioni che possono trarre beneficio da questa pratica terapeutica spiccano le malattie croniche delle articolazioni, i dolori muscolari e alcune forme di nevrite.

Terzana

Condizione patologica che si ripete ad intervalli regolari di tre giorni, considerando il giorno d'esordio come il primo. Nello specifico, il termine si riferisce a una forma particolare di malaria in cui gli accessi febbrili si manifestano ogni 48 ore per poi recedere parzialmente o totalmente nei due giorni successivi. Ogni attacco coincide con la massiccia immissione nel sangue di agenti tossici derivanti dalla distruzione massiva delle cellule al termine del ciclo vitale del Plasmodium.

Tesaurismosi

Situazione patologica conseguente all’anomalo accumulo nei tessuti di sostanze derivate dal metabolismo o in esso coinvolte. L’anomalia di questo accumulo è dato dal fatto che l’organismo non è in grado né di usare né di eliminare queste sostanze. Si distinguono in varie categorie a seconda delle sostanze che vengono accumulate. Le più frequenti sono le tesaurismosi da accumulo di glucosio, lipidi, proteine, liquidi, pigmenti e minerali. Può trattarsi di un disturbo localizzato come essere generalizzato al punto da essere assimilato a una patologia metabolica.

Tessuto cicatriziale

Tipo di tessuto connettivo che si forma nel corso del processo di cicatrizzazione di una ferita. Ristabilisce la continuità della cute e generalmente ha colorito più chiaro dei tessuti circostanti.