Il consenso informato. Una svolta nell’etica medica

“Il consenso informato. Una svolta nell'etica medica”, a cura di Giovanni Giacomo Pasinelli. Franco Angeli, 2004, pp. 112

Oggi si parla molto di un rapporto medico-paziente basato sul consenso informato ed anche in Italia la letteratura su questo tema è ormai ampia. Tuttavia, lo studio presentato in questo volume, a cura di Giovanni Giacomo Pasinelli e pubblicato dalla Fondazione Pfizer, permette di ricostruire alcune tappe e di fare un passo indietro nel tempo.

Perché proprio ripartendo dalle origini del dibattito, cominciato alla fine degli Anni '50 negli Stati Uniti d'America, se ne può cogliere meglio l'attualità e se ne può rinvigorire il senso. Infatti, per troppo tempo, la funzione del consenso informato è stata letta soprattutto come autotutela del medico e lo strumento usato è stato quello di un formulario cartaceo da far sottoscrivere al cittadino-paziente.

Ma il senso più profondo, come premette in questo volume Maria Pia Ruffilli, Past President di Fondazione Pfizer, è la sua valenza etica. La novità dello studio è dunque nel proporsi come agile testo che ricostruisce il processo evolutivo di una cultura nuova nel rapporto medico-paziente, basato sul rispetto della persona e della sua volontà, oltre che sul riconoscimento di una libertà di sapere come di non sapere, che il medico deve rispettare.

Non si tratta solo di obblighi giuridici o legali dettati da normative europee e nazionali, bensì anche di una forma di accoglienza del paziente in quanto persona, nel suo complesso e nella sua interezza psicofisica e non solo patologica e clinica.

Questo testo riesce ad unire lo sforzo di una documentazione bibliografica commentata, abbandonando consuete impostazioni di tipo prettamente medico-legale, per concentrarsi sulle modalità del rapporto medico-paziente.

Due gli aspetti elencati innovativi: quello che implica nuove strategie di comunicazione e quello che elenca i due principali modelli operativi a confronto, il modello evento ed il modello processo.

Il primo è accettabile se ci si occupa solo della protezione del medico e molto bene si adatta alla medicina ospedaliera, dove il consenso informato è spesso affidato ad un membro dello staff ed ha tempi rapidi, mentre il secondo modello riesce a costruire una modalità di rapporto nel tempo e si sviluppa in più tappe.

In conclusione, il consenso informato è anche un metodo di lavoro, una direzione in cui muoversi, come dice l'autore, alla ricerca di una nuova etica medica.