Gli Italiani e il rischio colesterolo

“Gli Italiani e il rischio colesterolo. La difficile strada verso la prevenzione”, a cura di Nadio Delai, Franco Angeli 2003, pp. 168, figg. 80, € 19,50.

Il volume – che ha inaugurato la Collana Fondazione Pfizer – è dedicato all'indagine realizzata dal centro Ilesis Ricerca & Formazione per i Sistemi Sanitari sul tema della prevenzione cardiovascolare, in particolare sul colesterolo.

L'obiettivo è quello di rendere facilmente leggibile il tracciato di una vera e propria mappa cognitiva di ciò che gli italiani sanno delle condizioni di rischio per le malattie cardiovascolari.

Il dato eclatante è rappresentato dalla evidente sottostima delle malattie cardiovascolari da parte della popolazione e dall'assenza di una prevenzione dei rischi. E questo a dispetto delle evidenze sanitarie, che mostrano invece come il numero delle vittime di infarto sia il doppio di quelle per tumori, superando, nel 2002, le 250.000 l'anno.

Per la rilevazione è stato utilizzato un panel telematico pari a 4.700 individui adulti, scelti all'interno di 3.500 famiglie italiane e rappresentativi delle persone da 18 anni in su, secondo una logica di campione stratificato per sesso, età, titolo di studio e residenza.

La ripartizione per aree geografiche vede una buona percentuale proveniente dal Sud e dalle Isole (il 32%) e più della metà dai comuni fino a 50.000 abitanti.

I dati della ricerca sono quindi analizzati in ventisette doppie tabelle, che nel dettaglio valutano la variabilità dei parametri in correlazione con gli altri.

I quesiti si muovono dalla stima della conoscenza da parte del panel delle principali cause di morte e di alcuni aspetti della propria salute, fino alle abitudini alimentari, all'attività fisica e ad alcuni noti fattori di rischio, tra cui il fumo.

L'illustrazione dei risultati è poi rappresentata con una sequenza di grafici e commentata nella postfazione di Nadio Delai, che chiarisce numerosi aspetti delle politiche sanitarie pubbliche, individuando le maggiori difficoltà che incontra la prevenzione in rapporto con il comportamento individuale.

Non sono, infatti, da sottovalutare gli aspetti psicologici di chi non vuole conoscerecontattio stato di salute, per non rischiare di sentirsi "malato". Tuttavia, superare questo timore è l'obiettivo primario di una corretta informazione e non può che essere premiante per il singolo, la famiglia di appartenenza e il contesto sociale.